L’obbligo, in due righe
Dal 2 febbraio 2025 l’articolo 4 dell’AI Act chiede a chi fornisce e a chi utilizza sistemi di intelligenza artificiale di garantire un livello sufficiente di alfabetizzazione al personale che se ne occupa, tenendo conto delle competenze, del contesto e delle persone su cui il sistema viene usato.
“Sufficiente” non è definito da un numero di ore. È definito dal fatto che, se qualcuno ve lo chiede, siate in grado di dimostrare che le persone sanno cosa stanno usando, dove sbaglia, e quali sono le regole di casa.
Perché differenziare per ruolo
Un direttore ha bisogno di capire rischi, responsabilità e priorità di investimento. Un responsabile di funzione deve saper riconoscere quali attività del suo reparto valgono un progetto. Chi opera deve imparare a verificare un output e a non caricare quello che non va caricato. L’IT ha domande su architettura, accessi e log.
Un corso unico per tutte queste persone non funziona per nessuna di loro.
Cosa succede in aula
Si lavora su documenti e casi aziendali, non su esempi generici. Le esercitazioni partono da attività che i partecipanti fanno davvero: preparare un’istruzione operativa, ricostruire un’offerta, sintetizzare un verbale, elencare i rischi di uno strumento da inserire in un registro.
Due concetti passano in ogni modulo, perché sono quelli che generano gli errori più costosi. Il primo: uno strumento di AI non restituisce mai il documento che gli avete caricato — restituisce una ricostruzione, e la differenza conta. Il secondo: la stessa domanda, posta due volte, può dare due risposte diverse. Chi lo sa verifica. Chi non lo sa firma.
Cosa portate a casa
Oltre alle competenze, l’evidenza. Registro, contenuti, elenco dei partecipanti, esiti delle verifiche: il materiale che serve se un cliente, un ente o un’autorità chiede come avete adempiuto all’obbligo.
E una cosa che vale quanto la conformità: una lista di casi d’uso raccolti dalle persone che il lavoro lo fanno. È da lì che escono i progetti che poi funzionano.